titoloMOSTRA
B.A.Co. (Baratti Architettura e Arte Contemporanea)
Archivio Vittorio Giorgini
Casa Esagono, Baratti, Piombino (LI), 1957
Vittorio Giorgini
Fondo Archivio Vittorio Giorgini
Nel 1957, fresco di laurea e di abilitazione professionale, Vittorio Giorgini progetta e realizza Casa Esagono, una costruzione prefabbricata in legno a moduli esagonali. Sospeso tra gli alberi, articolato in un flessibile ed efficace utilizzo delle componenti seriali, il fabbricato denota una forte integrazione con il paesaggio scaturito sia dal sopra elevamento dal terreno, sia dall’uso del legno che diviene così elemento di raccordo con la natura. L’estate la casa diventava non solo il luogo delle vacanze familiari, ma anche il ritrovo di amici e personalità del mondo artistico e intellettuale (che spesso coincidevano) con cui Giorgini si è sempre relazionato nell’arco della sua vita, in un rapporto di scambio e anche di influenze reciproche professionali. L’Esagono nel tempo ha visto ospiti, tra gli altri, Robert Sebastian Matta e Gordon Matta Clark, André Bloc e Corrado Cagli, Emilio Villa e Isamu Noguchi, Aurelio Ceccarelli ed Emilio Vedova.
Dopo undici anni di abbandono, dal 2013 la casa – divenuta nel frattempo di proprietà del Comune di Piombino, è gestita dall’Associazione “B.A.Co. – Archivio Vittorio Giorgini”.
01 — Planimetria, china su lucido
02 — Dettagli degli incastri, china su lucido
03 — Prospettiva, china su lucido
04 — Vista esterna, 1962, stampa fotografica in b/n fotografia di Fratelli Barsotti Firenze
05 — Fotografie della costruzione, 1957, stampa fotografica in b/n fotografia
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Tutte le immagini sono protette da copyright: © ARCHIVIO VITTORIO GIORGINI
Casa Saldarini, Baratti, Piombino (LI), 1962
Vittorio Giorgini
Fondo Archivio Vittorio Giorgini
Baratti, 26 giugno 1967. A distanza di un paio di anni dalla conclusione del cantiere, l’Ing. Piero Lusvardi del Genio Civile di Livorno, esegue le prove di collaudo su casa Saldarini, progettata da Vittorio Giorgini nel 1962: la struttura, nonostante fosse stata caricata di un peso maggiore il doppio di quello necessario, risultò perfettamente elastica. Abbassatasi di circa dieci centimetri, una volta tolti tutti i pesi, l’opera tornò su, proprio come in un processo di lievitazione. Mai realizzata d’altronde una casa con quel sistema costruttivo: una rete metallica zincata elettrosaldata per ottenere la forma voluta e il cemento per irrigidirla. Il processo costruttivo procedeva per porzioni: una volta modellato l’apparato metallico attraverso pali in legno che ne sostenevano la forma, si passava al getto di cemento a presa lenta, per uno spessore totale di quattro centimetri, prima in un senso che andava dal basso verso l’alto (si aspettavano quindici giorni per l’indurimento del cemento), e poi nel senso opposto, cioè dall’alto verso il basso, in modo da evitare inutili e fastidiosi colaggi. La superficie asimmetrica, composita e a doppia curvatura della costruzione, la continuità materica e avvolgente della sua membrana, esprimono tutt’oggi una spazialità progettuale innovativa che sembra voler restituire all’uomo lo spazio che più gli è congeniale per vivere. Casa Saldarini rappresenta il primo esempio al mondo, e l’unico a tutt’oggi in Italia, di costruzione con caratteristiche topologiche.
Ma è soprattutto il risultato del felice connubio tra un architetto geniale e un committente illuminato. Così come è la dimostrazione che l’impossibile è solo un’espressione di sostanziale pessimismo, di incapacità di saper credere nelle potenzialità del presente, ma con sguardo visionario.
01 — Schizzi, 1962, china su carta
02 — Pianta del piano abitabile e della copertura, 1962 china su lucido
03 — Fotografia di cantiere, 1964, stampa fotografica in b/n
04/ 05— Viste esterne, 1964, stampa fotografica in b/n
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Tutte le immagini sono protette da copyright: © ARCHIVIO VITTORIO GIORGINI